Io, mamma e medico in Svezia, dove lo Stato ti aiuta in tutto

 

Io, mamma e medico in Svezia, dove lo Stato ti aiuta in tutto

“Io ho una specializzazione in medicina interna, mio marito è meteorologo, l’Italia aveva ben poco da offrirci se non (a me) un contratto a milleduecento euro con partita Iva e a mio marito un posto sì sicuro ma senza prospettive. Così ci siamo detti: partiamo. Inizialmente avevamo pensato agli Usa, poi a Dubai, poi alla Svizzera e alla Germania. Ma un giorno una ragazza svedese ci ha suggerito di fare domanda in Svezia, così mio marito ha preso contatto con il servizio meteorologico svedese, con sede a Norrköping, e io con l’ospedale del posto. Ebbene, nonostante non sapessimo la lingua siamo stati entrambi assunti”.
Silvia, che adesso lavora in un distretto sanitario di campagna come medico di base, parla con una bimba in braccio, “si chiama Maja, ha dieci mesi ed io sono ancora in maternità. Qui in Svezia hai 480 giorni pagati di congedo parentale, che puoi fare di fila o distribuiti nei primi otto anni di vita del bambino (si possono prendere anche un quarto di giornata, mezze giornate o tre quarti di giornata): l’unico obbligo è che il padre deve prendere almeno 60 giorni, altrimenti li perde”. Silvia ha anche un altro bimbo più grande, Galileo, anche lui partorito in Svezia. “Ho avuto due bellissime gravidanze, lavorando fino all’ultimo, e i controlli, quelli indispensabili (qui si tende a fare per esempio poche ecografie e pochi esami del sangue), sono gratuiti”.
Bambini: sanità gratis e nidi per tutti
In Svezia la sanità funziona così: c’è un massimo di 120 euro di spesa all’anno, superato il quale non si paga più nulla. Per i farmaci tutti pagano fino ad un tetto massimo di 250 euro all’anno. Si può decidere anche di rivolgersi al privato convenzionato, perché i prezzi sono gli stessi del pubblico. Per i bambini è tutto gratis fino a diciotto anni, dentista compreso.  C’è di più. Tutte le famiglie che hanno la residenza, hanno un sussidio di 120 euro al mese a bambino fino a 18 anni che i genitori possono decidere di spendere o accantonare. E gli asili? “Prendono i bambini a partire da un anno, si può scegliere tra pubblico e privato, i costi sono identici e accessibili. Il comune ha l’obbligo di trovare al bambino un posto entro quattro mesi. Una cosa particolare, qui in Svezia, è che i bambini possono frequentare l’asilo per il numero di ore lavorate dai genitori: se entrambi lavorano full time, potranno stare full time.

Al lavoro un clima diverso. Un’altra cosa interessante è che l’Università, proprio come la scuola (dove sono gratuiti anche i libri, i quaderni e le penne) è a costo zero (in questo caso materiale didattico a parte).“Così ho fatto dei corsi universitari a distanza, di argomento completamente diverso dalla medicina, Ma non c’è solo questo: qui è diverso il modo di lavorare, il clima è disteso e non continuamente polemico e litigioso. Gli svedesi amano mediare, magari ti costringono a continui meeting ma in generale sul lavoro non c’è quel clima pesante che c’è in Italia”. Il clima, quello vero, non è così terribile: ci sono quattro stagioni ben definite e alla fine al freddo ci si abitua. “Mio marito poi si è inventato un secondo lavoro nato come hobby: ha aperto una piccola agenzia di viaggi che porta i clienti a vedere le aurore boreali nella Lapponia svedese e norvegese, e organizza anche avventure artiche alle isole Svalbard. Spesso partiamo insieme, anche con i bimbi. In tutto questo, siamo a due ore di volo dall’Italia, così veniamo molto spesso, e mio figlio di 5 anni ha già fatto 54 voli. E mi chiedi perché siamo partiti?”

di Elisabetta Ambrosi
Fonte: http://d.repubblica.it/attualita/2016/06/02/news/mamme_italiane_nel_mondo_storie-3102087/?ref=fbpr&ch_id=sfbk&src_id=0001&g_id=1&atier_id=00&ktgt=sfbk0001100

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